Oltre la Dieta: 5 Verità Controintuitive dal Progetto Blueprint di Bryan Johnson
Introduzione: L’Uomo Che Non Accetta di Invecchiare
Il desiderio di vivere più a lungo e in salute è una delle curiosità più antiche dell’umanità. Ma cosa succede quando questo desiderio si scontra con le risorse finanziarie illimitate e la mentalità ingegneristica della Silicon Valley? La risposta è Bryan Johnson, un imprenditore tecnologico che ha trasformato il suo corpo nell’esperimento “n=1” (su un singolo soggetto) più documentato e costoso della storia umana. Dopo aver venduto la sua azienda Braintree Venmo a PayPal, ha reinvestito la sua fortuna in due frontiere interconnesse: l’espansione dell’intelligenza umana, attraverso la sua azienda di neurotecnologie Kernel, e la sconfitta della morte biologica, attraverso il suo “Project Blueprint”.
Con un investimento di circa 2 milioni di dollari all’anno, questo progetto non è solo un tentativo di rallentare, ma di invertire l’invecchiamento biologico. Questo articolo, però, non si limiterà a descrivere la sua dieta. Sveleremo le 5 lezioni più sorprendenti e controintuitive che emergono dal suo progetto, invitandovi a guardare oltre i titoli sensazionalistici per cogliere l’essenza di un nuovo paradigma antropologico.
1. “La Mente è Morta”: Il Tuo Cervello è il Peggior Consigliere
La decisione più radicale di Johnson non è una pillola o un esercizio, ma una rinuncia filosofica. Al cuore di Blueprint c’è l’idea che la mente umana, evolutasi in un ambiente di scarsità, sia un pessimo gestore del corpo nell’era dell’abbondanza tossica e degli stimoli iper-normali.
Johnson descrive il suo passato come una “guerra civile” interna, segnata da depressione cronica e comportamenti autodistruttivi. Questa esperienza lo ha convinto che la “volontà cosciente” è un amministratore inaffidabile. La sua soluzione è stata drastica: ha “esternalizzato” l’autorità decisionale a un algoritmo, trasformando se stesso da un “agente volitivo” a un “sistema ottimizzato dai dati”. Invece di chiedere alla sua mente cosa vuole mangiare, Johnson delega la decisione a un sistema basato sui dati biometrici dei suoi organi. Se i marker del suo fegato indicano la necessità di specifici nutrienti, l’algoritmo li fornisce, bypassando completamente le preferenze, i desideri e le emozioni del cervello. In questo sistema, il corpo parla attraverso i dati e l’algoritmo ascolta.
“La mente è morta” (“The Mind is Dead”)
2. L’Ultimo Pasto è alle 11 del Mattino: La Disciplina non è Sforzo, ma Sistema
Per molti, l’aspetto più scioccante della routine di Johnson è il suo orario dei pasti. Consuma tutte le sue calorie giornaliere, circa 2.250, in una stretta finestra temporale che termina categoricamente alle 11:00 del mattino. Dopodiché, digiuna per il resto della giornata.
Il razionale scientifico è duplice. In primo luogo, un digiuno giornaliero di circa 18 ore è progettato per massimizzare l’autofagia, il processo cellulare di “pulizia” in cui il corpo ricicla le componenti danneggiate. In secondo luogo, questo lungo intervallo senza cibo è inteso a ridurre la temperatura corporea notturna, migliorando la qualità del sonno. A questo si aggiunge la ripetitività dei pasti – bevande come il “Green Giant” e piatti solidi come il “Super Veggie” – progettati per eliminare la fatica decisionale e garantire un apporto nutrizionale ottimale e costante. Questo approccio rivela una verità profonda: la disciplina ferrea di Blueprint non deriva da una forza di volontà sovrumana. È il risultato di un’automazione procedurale, un concetto potente che trasforma la gestione del corpo da una battaglia quotidiana a un’operazione fluida e predefinita.
3. Sangue, Geni e Onde d’Urto: Quando la Scienza Diventa Territorio Inesplorato
Blueprint va ben oltre la dieta e l’esercizio, avventurandosi in terapie all’avanguardia, sperimentali e talvolta non approvate che mostrano fino a che punto Johnson è disposto a spingersi.
- Scambio Plasmatico (“Blood Boy”): In uno degli esperimenti più discussi, Johnson ha ricevuto trasfusioni di plasma dal figlio diciassettenne. L’esito ha ribaltato le aspettative: Johnson ha concluso che l’intervento non ha prodotto benefici misurabili per lui, portandolo a sospendere la pratica. Tuttavia, il punto cruciale spesso omesso è che ha notato miglioramenti significativi nel padre settantenne, che ha ricevuto il suo plasma. Questo suggerisce che l’efficacia della terapia potrebbe dipendere dall’età di base del ricevente, un’intuizione scientifica molto più complessa di un semplice fallimento.
- Terapia Genica con Follistatina: Per aumentare la massa muscolare, Johnson si è recato in Honduras per sottoporsi a una terapia genica non approvata dalla FDA. I risultati riportati sono stati specifici: un aumento del 160% dei livelli di follistatina e un incremento del 7% della massa muscolare, evidenziando la sua volontà di aggirare le lentezze burocratiche per accelerare la sperimentazione.
- Onde d’Urto sul Tessuto Penieno: Lungi dall’essere un vezzo sensazionalistico, Johnson utilizza la terapia a onde d’urto per stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni. Monitora le erezioni notturne non per un fine edonistico, ma come un biomarcatore affidabile della salute cardiovascolare e neurologica generale, riportando una durata media superiore alle 3 ore per notte.
4. Il Fallimento Inaspettato: Perché ha Abbandonato l’Elisir di Lunga Vita
Un episodio cruciale dimostra che Blueprint non è una formula magica infallibile, ma un esperimento scientifico in corso, con i suoi rischi e fallimenti. Questo episodio riguarda la Rapamicina, un farmaco considerato il “gold standard” nella ricerca sulla longevità per la sua capacità di inibire il complesso mTORC1, simulando gli effetti della restrizione calorica.
Il colpo di scena è che, nonostante la sua reputazione, Johnson ha interrotto l’assunzione. La ragione? Aveva riscontrato effetti collaterali negativi, in particolare una maggiore suscettibilità alle infezioni. Questo fallimento è tanto istruttivo quanto i successi: sottolinea i pericoli di estrapolare ciecamente i dati dagli studi sui topi agli esseri umani e dimostra l’onestà intellettuale del progetto, che documenta e condivide apertamente anche le battute d’arresto.
5. L’Obiettivo Finale: Non Sconfiggere la Vecchiaia, ma Sopravvivere all’IA
Perché fare tutto questo? L’obiettivo finale di Johnson non è semplicemente raggiungere i 150 anni in buona salute, ma intercettare la cosiddetta “Longevity Escape Velocity”, il punto teorico in cui la tecnologia medica avanza così rapidamente da aggiungere più di un anno di aspettativa di vita per ogni anno che passa. Ma la vera motivazione è ancora più grande.
Il suo motto, “Don’t Die” (Non Morire), non è uno slogan, ma una proposta di “teoria del tutto” morale. In questo quadro, la morte non è naturale, ma un “problema tecnico dovuto all’entropia”. Johnson sostiene che, di fronte all’imminente arrivo di una superintelligenza artificiale, l’unico imperativo etico su cui tutte le intelligenze – biologiche e artificiali – possono concordare è la continuazione dell’esistenza. Vede il suo tentativo di allineare le sue 35 trilioni di cellule verso l’obiettivo unico di “non morire” come un modello in scala ridotta per l’umanità: se possiamo imparare ad allinearci a livello cellulare, forse possiamo imparare ad allinearci come specie per evitare l’auto-distruzione.
Conclusione: Un Pioniere Visionario o un Icaro Moderno?
Al di là dei risultati e delle eccentricità, il Progetto Blueprint è molto più di un regime salutistico; è un esperimento filosofico e tecnologico che sta ridefinendo i confini del possibile. Bryan Johnson ha già dimostrato che l’età biologica è un parametro sorprendentemente malleabile, non una condanna immutabile.
In definitiva, egli pone una domanda fondamentale: se la morte diventasse una scelta tecnica e non un destino inevitabile, come cambierebbe la nostra umanità? Blueprint è il primo tentativo serio e finanziato di rispondere a questa domanda non con la filosofia, ma con i dati. Che sia un pioniere o un Icaro moderno, il suo esperimento ci costringe a confrontarci con il futuro della nostra specie.
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